Ashwagandha (Withania Somnifera): proprietà, benefici, controindicazioni

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    Ashwagandha (Withania Somnifera): proprietà, benefici, controindicazioni

    L’India è da secoli un territorio ricco di piante e di prodotti naturali in grado di donare effetti benefici all’organismo umano. Senza ombra di dubbio, l’Ashwagandha è tra questi.
    Nota in tutto il mondo con diversi pseudonimi, tra cui ginseng indiano e winter cherry (ciliegia invernale in italiano), la denominazione tassonomica di questo ingrediente bioattivo è Withania somnifera, e per questo motivo può essere trovata in molti store proprio sotto il nome di “Withania”.

    Sebbene sia originaria dell’India, riesce a crescere egregiamente anche in alcune aree dell’Italia, tra cui alcuni apprezzamenti di terreni siciliani o sardi, caratterizzati da un clima caldo e secco, ma al contempo ventilato grazie all’esposizione verso il mare.

    Oltre ad avere un aspetto estetico molto gradevole, grazie ai suoi fiorellini gialli e ai frutti che – nel massimo stato di maturazione – assumono un colore rosso vivo, l’Ashwagandha è da molti anni oggetto di numerose ricerche accademiche, finalizzate a individuare tutte le sue proprietà e tutti i benefici che può apportare grazie alle molecole biologicamente attive che contiene.

    In effetti, questi sforzi accademici hanno già portato alla produzione di una letteratura cospicua: è sufficiente digitare in qualunque motore di ricerca dedicato ad articoli scientifici la parola “Ashwagandha” per verificare che vi sono dozzine di studi relativi a questo tema.

    Tuttavia, molte delle più importanti proprietà dell’Ashwagandha sono state evidenziate solo di recente, e nonostante ciò i ricercatori sostengono che sono necessarie ulteriori esplorazioni che porteranno a scoprire nuove caratteristiche benefiche della Withania somnifera.

    Ecco, dunque, tutto ciò che c’è da sapere in merito a questa pianta che non solo è un importante ingrediente della cucina indiana, ma anche una vera e propria fonte di benessere per il corpo e la mente.

    Cos’è l’Ashwagandha

    L’Ashwagandha, nota anche con l’appellativo di Ginseng indiano, è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae, da cui discende anche il pomodoro.
    Si tratta di un arbusto legnoso che raggiunge l’altezza massima di 1 metro e 70 centimetri, il quale si contraddistingue per una caratteristica estetica assolutamente degna di nota, oltre che particolare.

    Infatti, la superficie dell’Ashwagandha – quando la pianta è completamente sviluppata – presenta dei piccolissimi peli, i quali attribuiscono sia alla parte legnosa che a quella erbosa un caratteristico riflesso argenteo, che si rivela particolarmente evidente quando la pianta è esposta alla luce.

    Come molti altri eccipienti provenienti dall’Oriente, anche la Withania somnifera viene utilizzata in medicina Ayurveda, una disciplina orientale che fonda le proprie cure e gli interventi medicinali sull’idea che la salute dell’uomo è fortemente condizionata sia da comportamenti assunti dall’individuo che dall’ambiente esterno, inteso nella sua totalità.

    In particolare, benché della Withania somnifera si utilizzino tutte le frazioni, l’Ashwagandha viene ottenuta principalmente dalle radici della pianta, che rappresentano la parte più legnosa e, di conseguenza, fibrosa. Secondo i ricercatori, inoltre, proprio quest’area della pianta è particolarmente ricca di vasi linfatici e piccoli dotti di scambio, i quali giustificano l’accumulo delle sostanze benefiche al suo interno.

    L’utilizzo della pianta è fortemente radicato all’interno della cultura indiana: sono infatti stati trovati riferimenti relativi all’utilizzo dell’Ashwagandha che risalgono a circa 2500 anni fa. Sin da allora venivano consumate non solo foglie e radici, ma anche i frutti, i quali sono commestibili e hanno una conformazione che ricorda vagamente quella dei pomodori.

    Attualmente, l’Ashwagandha può essere ritrovata in India sotto forma di spezia, commercializzata in polvere con il nome di churna. Questa particolare polvere presenta un’ottima solubilità in acqua, e proprio per questo motivo viene utilizzata spesso per la preparazione di soluzioni e bevande a cui ricorrere quando lo si ritiene necessario.

    Come già accennato in precedenza, numerose proprietà sono state attribuite all’Ashwagandha da diversi ricercatori, tutte dovute al vasto gruppo di sostanze biologicamente attive contenute in radice e foglie della pianta.

    È dunque opportuno esplorare questo insieme di composti favorevoli al benessere dell’organismo umano per comprenderne meglio le proprietà, le caratteristiche e i meccanismi con cui migliorano il corpo e la mente dell’uomo.

    A cosa serve l’Ashwagandha

    L’Ashwagandha viene utilizzata nella disciplina indiana nota con il nome di Ayurveda da molti secoli, e in molti casi le proprietà ad essa attribuite sono state confermate da studi condotti in maniera analitica da parte della comunità scientifica.

    Per comprendere quali sono le funzioni del ginseng indiano, è innanzitutto necessario conoscere quali sono i composti bioattivi che esso contiene. Nominare ogni singolo composto chimico sarebbe impossibile, ma è noto che questi possono essere raggruppati in 4 principali categorie: lattoni steroidei (esclusivi della pianta), alcaloidi, alcuni aminoacidi essenziali e polisaccaridi funzionali di piccolissime dimensioni.

    Una delle molecole più particolari che l’Ashwagandha contiene è senza dubbio la withanina, che prende questa denominazione proprio perché, sino ad oggi, è stata trovata solo in questa pianta. Si tratta di una molecola di natura lipidica, che condivide la sua struttura generale con quella del colesterolo (pur non essendo di origine animale).

    Proprio in virtù di questa sua particolare struttura, che la rende molto simile ad alcuni ormoni che si ritrovano in circolo nell’organismo, la withanina riesce a interferire con alcuni fenomeni biologici associati allo stress e al malessere, favorendo dunque il rilascio di molecole associate con il buonumore.

    Grazie a queste sue caratteristiche, la withanina contenuta all’interno dell’Ashwagandha è stata inserita nella categoria dei composti adattogeni, la quale comprende tutti quei metaboliti che sono in grado di aumentare o ottimizzare la resistenza dell’organismo umano rispetto ad alcuni stress provenienti dall’esterno.

    In base a questa definizione, è possibile dedurre qual è una delle principali funzioni che l’Ashwagandha assolve all’interno dell’organismo umano. Nello specifico, grazie alle sue proprietà antistress, l’estratto della radice di ginseng indiano è positivamente correlato a migliori performance sportive, nonché a un maggiore benessere mentale. A questa caratteristica ormai pienamente confermata, se ne aggiungono altre in via di test.

    Ashwagandha per dimagrire

    Asserire che l’Ashwagandha promuove la perdita di peso, al momento, non è del tutto corretto. Non vi sono infatti studi scientifici che dimostrano o ipotizzano questa funzione, poiché – da quanto sinora è noto – nessuno dei componenti biologicamente attivi contenuti all’interno del ginseng indiano ha proprietà termogeniche o stimolanti dell’apparato digerente.

    Al contempo, però, è noto che l’Ashwagandha, in virtù del suo elevato contenuto di lattoni steroidei, ha proprietà anabolizzanti. Ciò significa che, grazie a questa molecola, è possibile favorire lo sviluppo di tessuto magro (rappresentato dai muscoli) rispetto a quello grasso, ottenendo così notevoli vantaggi per ciò che concerne performance sportive e salute fisica.

    Se assunta nelle dosi giuste, dunque, l’Ashwagandha ha la capacità di favorire lo sviluppo dei muscoli. Ciò si può anche tradurre con l’aumento di peso, ma in questo caso bisogna tenere in considerazione che si è verificata l’acquisizione di massa magra.

    Quali sono le proprietà dell’Ashwagandha

    È stato accennato al fatto che le molecole contenute nell’Ashwagandha possono avere degli effetti benefici su vari apparati dell’organismo.
    Questi effetti sono stati dimostrati non solo in vitro, ma anche in studi in vivo su modelli animali, nonostante per molti di essi non siano stati effettuati trial clinici specifici.

    In dettaglio, è stato osservato che gli animali trattati con l’Ashwagandha nuotavano per più tempo e con maggiore energia rispetto al gruppo di controllo, con performance notevolmente più elevate.

    Grazie al suo contenuto in lattoni steroidei, l’estratto della pianta è in grado di combattere molti sintomi dello stress cronico. Questa condizione si manifesta sotto diverse forme, sia biochimiche che comportamentali.

    Nello specifico, chi soffre di stress cronico è tendenzialmente meno attivo dal punto di vista sessuale, è più facilmente irritabile, presenta una predisposizione maggiore all’ulcera gastrica e può manifestare deficit cognitivi, oltre a manifestare notevoli difficoltà nel mantenimento di livelli di glucosio stabili nel sangue.

    Ebbene, attraverso l’interferenza con alcuni processi biochimici che coinvolgono ormoni e che sono associabili a queste condizioni, l’estratto di Ashwagandha riesce a tenere sotto controllo i sintomi e a migliorare le condizioni di vita complessive del soggetto interessato. Anche in questo caso, i risultati sono stati osservati sia in vitro che in vivo.

    Di recente, inoltre, l’Ashwagandha ha aperto uno spiraglio relativamente al trattamento del morbo di Parkinson. In alcuni studi effettuati sui topi, infatti, è stato osservato che i composti di natura lipidica contenuti all’interno dell’Ashwagandha sono in grado di inibire o neutralizzare l’azione di alcuni prodotti chimici associati alla manifestazione della malattia.
    In particolare, l’estratto si è rivelato molto utile per combattere l’aloperidolo, un antipsicotico che, in concentrazioni elevate, può causare catalessi.

    Al di là delle importanti proprietà energizzanti e anti-stress delle molecole mediatrici contenute all’interno dell’Ashwagandha, è importante focalizzare l’attenzione su un’altra classe di composti bioattivi contenuti all’interno del ginseng indiano. Questi prodotti chimici, pur rappresentando una componente minoritaria, esplicano una funzione da non sottovalutare.

    Si tratta, in particolare, di alcaloidi e polisaccaridi a limitato peso molecolare. Per ciò che riguarda gli alcaloidi, infatti, è bene sapere che questi hanno una notevole proprietà antiossidante, andando in questo modo a neutralizzare composti negativi che, accumulandosi nell’organismo, possono essere alla base di malattie come il cancro.

    Ai medesimi composti, inoltre, è attribuita un’azione antibatterica, grazie alla quale è possibile dunque combattere infezioni e relativi sintomi, velocizzando il processo di guarigione. Al contempo, è stato osservato che l’estratto della pianta – a differenza di quanto avviene con altri antimicrobici – non riesce a danneggiare le cellule eucariotiche, contrastando solo lo sviluppo dei microbi.

    Se da un lato l’Ashwagandha ha proprietà antisettiche, dall’altro è necessario evidenziare la presenza di polisaccaridi a basso peso molecolare, i quali fungono da prebiotici. Ciò significa che queste piccolissime molecole di origine vegetale sono in grado di nutrire i microrganismi buoni che popolano in particolare l’intestino, favorendo il giusto equilibro.

    Dato che il microbiota intestinale assolve non poche importanti funzioni relativamente alla modulazione del sistema immunitario e alla prevenzione di specifiche malattie mediante il rilascio di composti bioattivi in circolo, si può asserire che l’Ashwagandha, nelle adeguate concentrazioni, presenta delle proprietà immunomodulatrici favorevoli all’organismo umano.

    Di recente, è stata anche ipotizzata un’azione anticancerogena dell’estratto di Withania somnifera, ma al momento sono necessari ulteriori approfondimenti prima di poter dichiarare il preparato come un potenziale anticancerogeno.

    Benefici dell’Ashwagandha

    Qualora i risultati positivi dell’Ashwagandha venissero ulteriormente confermati sull’organismo umano mediante gli opportuni trial clinici, sarebbe possibile definire l’estratto come un vero e proprio toccasana per la salute umana.

    I benefici che l’Ashwagandha ha dimostrato di esercitare in vitro o in modelli animali si estendono a tutto l’organismo umano. Oltre alle notevoli attività neurostimolanti e anabolizzanti, si suppone che il ginseng indiano abbia proprietà preventive nei confronti del morbo di Parkinson.

    Inoltre, l’Ashwagandha potrebbe avere effetti positivi anche nel trattamento di alcune forme di tumore, poiché modelli sperimentali mostrano che la molecola potrebbe essere in grado di bloccare la loro riproduzione incontrollata.

    Ancora, tra i benefici che possono essere tratti dall’Ashwagandha non bisogna dimenticare quelli relativi all’apparato sessuale. Attraverso la sua funzione neurostimolante e protettiva, infatti, migliora anche la libido e ottimizza le performance sessuali.

    Infine, le proprietà antiossidanti e immunostimolanti di alcune delle molecole contenute all’interno dell’Ashwagandha potrebbero contribuire a ottimizzare il microbiota intestinale, migliorandone l’equilibrio e potenziandone le funzioni protettive nei confronti del sistema immunitario.

    Prima di poter confermare o smentire queste importanti proprietà dell’Ashwagandha, sono necessari ulteriori studi scientifici. Tuttavia, i ricercatori ipotizzano che i risultati che verranno ricavati dalle ricerche future saranno interessanti e motivanti.

    Ashwagandha, controindicazioni ed effetti collaterali

    Ad oggi sono noti alcuni effetti collaterali dell’Ashwagandha. Ad esempio, viene consigliato alle donne in gravidanza di non assumere il ginseng indiano, poiché – sebbene non vi siano conferme ufficiali – alcune delle molecole in esso contenuto potrebbero indurre un aborto spontaneo.

    Non sono poi da sottovalutare le potenziali interazioni con alcuni farmaci. Ad esempio, secondo alcuni studi in vitro l’Ashwagandha potrebbe potenziare l’effetto di alcune molecole psicoattive, eventualmente provocando una dipendenza, nonché incrementare l’attività di alcuni antinfiammatori.

    Proprio per questo motivo, si consiglia di consultare un medico e di effettuare tutti i test necessari prima di utilizzare l’Ashwagandha.

    Ashwagandha e tiroide

    Il ginseng indiano è solitamente sconsigliato per i soggetti che soffrono di ipertiroidismo. Infatti, è noto che l’Ashwagandha è potenzialmente in grado di concentrare l’ormone tiroideo, provocando gli effetti avversi associati a questa condizione.

    Al contrario, questa proprietà potrebbe essere utile per i soggetti affetti da ipotiroidismo, ma anche in questo caso è necessario consultare un medico o uno specialista, prima di iniziare una specifica cura.

    Integratori di Ashwagandha

    In commercio è possibile reperire molti integratori a base di Ashwagandha, o che la contengono in concentrazioni variabili. Come già detto, nel caso del ginseng indiano non è possibile parlare di proprietà dimagranti, anche se le molecole in esso contenuto stimolano l’anabolismo.

    Per questo motivo, è possibile integrare l’Ashwagandha in integratori polifunzionali, come Keto Actives. Queste soluzioni, infatti, non solo contengono molecole termogeniche che promuovono la perdita di massa grassa, ma anche l’estratto di Ashwagandha che, al contrario, favorisce la formazione e l’accrescimento di muscoli.

    Ashwagandha dosaggi

    Al momento non è possibile definire un dosaggio generale, poiché nella sua formulazione è necessario tenere in considerazione anche eventuali interazioni con altre molecole, che potrebbero manifestare un effetto sinergico o antagonistico.

    Pertanto, è bene affidarsi alle indicazioni riportate sulla confezione degli integratori o delle soluzioni farmaceutiche, non superando in nessun caso la dose consigliata.

    Opinioni

    Senza dubbio, l’Ashwagandha può essere molto utile, sia per soggetti che vogliono ottimizzare le proprie performance sportive che non. Grazie alle sue vaste proprietà e i suoi benefici ad alto spettro, tuttavia, l’Ashwagandha è consigliabile anche per tutti coloro che soffrono di stanchezza cronica o che vogliono ottenere un vantaggio che interessi il sistema nervoso.

    Domande frequenti (F.A.Q.)

    ✅ Cos’è l’Ashwagandha?

    Si tratta di una pianta indiana, nota anche come ginseng indiano, appartenente alla famiglia delle Solanaceae.

    ✅ A cosa serve l’Ashwagandha?

    Le potenziali funzioni della molecola sono molteplici, ma tra queste le funzioni neuroprotettive e anabolizzanti sono le più importanti.

    ✅ Cosa fa l’Ashwagandha?

    La radice della pianta contiene molti lattoni steroidei, i quali possono interagire con alcuni ormoni e ottimizzarne l’attività.

    ✅ Come si prende l’Ashwagandha?

    La modalità di somministrazione dipende strettamente dal tipo di soluzione a cui si ricorre. Attenersi alle indicazioni del produttore.

    ✅ Quando si prende l’Ashwagandha?

    L’Ashwagandha va assunta a intervalli regolari, seguendo le indicazioni riportate sulla confezione.

    ✅ Dopo quanto fa effetto l’Ashwagandha?

    Gli effetti dell’Ashwagandha sono evidenti dopo pochi minuti dalla somministrazione.

    ✅ Dove si compra l’Ashwagandha?

    La sostanza può essere reperita in negozi specializzati in erbe e spezie indiane o sul web, sotto forma di integratore.

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